Riforma settore Vino dell'Unione Europea: alcuni aspetti potrebbero creare problemi all'Italia

La ristrutturazione del settore vitivinicolo che l'Ue si appresta ad approvare avrà, per forza di cose, forte impatto anche sul principale produttore, l'Italia. Ma il testo non convince del tutto


L'audizione del Ministro De Castro in Commissione Agricoltura del 24/07/07, è stato il primo atto di un'indagine conoscitiva sul settore vitivinicolo in Italia, il cui termine è previsto nel 30 giugno 2008. L'indagine si è resa necessaria data l'enorme importanza che il settore assume nel nostro paese, non solo circa il profilo economico, ma anche sociale, culturale, ambientale e paesaggistico, per cui, gli sviluppi della discussione intorno alla riforma dell'OCM Vino in Europa devono essere seguiti da parte nostra con particolare attenzione.

Il settore vitivinicolo italiano presenta numeri di grande rilievo, con circa 700.000 ettari coltivati per un totale di oltre 750.000 aziende agricole interessate, almeno 100.000 vinificatori, 30.000 imbottigliatori, mille cantine sociali e cooperative per più di 500.000 soci, una occupazione di oltre un milione di addetti, intorno a 50 milioni di ettolitri di vino prodotti annualmente, che rappresentano circa un quarto della produzione mondiale ed un terzo di quella europea a 25.
Un valore complessivo fra gli 8 e i 9 miliardi di euro, senza tener conto dei settori derivati, come liquori, distillati, aceti, mosti, succhi ed enoturismo, e di quelli a monte come vivaismo, macchine agricole ed enologiche, prodotti per l'agricoltura, vetri, sugheri, ecc.

Per quanto riguarda l'Unione europea, si contano oltre 2,4 milioni di aziende vitivinicole, che occupano una superficie di 3,6 milioni di ha, ossia il 2% della superficie agricola comunitaria. La produzione di vino nel 2006 ha rappresentato il 5% del valore dell'intera produzione agricola. Il consumo di vino sta calando costantemente, benché stiano aumentando le vendite di vini di qualità. Negli ultimi 10 anni le importazioni sono salite del 10% all'anno, mentre le esportazioni stanno aumentando solo lentamente. In base all'attuale tendenza si stima che la produzione di eccedenze di vino raggiungerà il 15% della produzione annua entro il 2010/11.

In questo quadro, il 4 luglio 2007, la Commissione Europea ha adottato la proposta di riforma dell'OCM Vino, dopo oltre un anno di dibattiti. Una volta ottenuto il parere del Parlamento Europeo per essere di seguito adottata dal Consiglio dei Ministri, la Riforma entrerà in vigore il I agosto 2008.
Gli obiettivi dichiarati della riforma sono:
• aumentare la competitività dei produttori europei,
• riconquistare mercati,
• equilibrare offerta e domanda,
• semplificare le norme,
• preservare le migliori tradizioni della produzione vitivinicola europea,
• rafforzare il tessuto sociale delle zone rurali,
• salvaguardare l'ambiente.

Nonostante la condivisibilità degli obiettivi, non possiamo esimerci dal criticare alcuni mezzi scelti dalla Commissione per perseguire tali fini. Infatti, nel prendere atto della positività della abolizione dello zuccheraggio dei vini, rimarchiamo la necessità di efficaci misure di controllo, per evitare la violazione della misura presa. Sull'abolizione delle misure di gestione del mercato (distillazione di crisi, aiuto per la distillazione dei sottoprodotti, distillazione in alcole per usi commestibili e dei vini ottenuti da varietà a doppia classificazione, aiuto al magazzinaggio privato, restituzione all'esportazione, aiuto per il mosto destinato all'arricchimento del vino), occorre chiedere un periodo di pashing out, al fine di riorganizzare il sistema produttivo e cercare sistemi di sicurezza alternativi. Inoltre va sottolineato che la distillazione obbligatoria dei sottoprodotti oltre a costituire uno strumento di mercato, rappresenta una misura diretta a migliorare la qualità e salvaguardare l'ambiente, per cui l'abolizione totale degli aiuti sarà fortemente contrastata dall'Italia in sede negoziale.

Mille milioni di euro del budget comunitario in 5 anni saranno destinati all'estirpazione dei vigneti, con ricadute occupazionali ingenti, anche se gli stati membri potranno limitare l'estirpazione nelle zone di montagna e in forte pendenza e nelle regioni sensibili sotto il profilo ambientale, nonché cessare l'estirpazione non appena la superficie spiantata raggiunge il 10% della superficie vitata totale del paese. L'estensione del regime a pagamento unico a tutte le superfici vitate, porterà all'ammissione automatica a tale pagamento anche delle superfici estirpate, per evitare il degrado ambientale delle stesse.

Preoccupa e sembra contraddittoria con quanto appena detto, la misura che prevede la cessazione della restrizione agli impianti, con abolizione totale del sistema dei diritti d'impianto dal I gennaio 2014. La Commissione avrà la competenza dell'approvazione di nuove pratiche enologiche o della modifica di pratiche esistenti, la quale Commissione valuterà le pratiche enologiche ammesse dall'OIV (Organizzazione Internazionale della vite e del vino) e le inserirà nell'elenco delle pratiche enologiche ammesse dall'UE. L'Unione europea autorizzerà le pratiche ammesse a livello internazionale per la vinificazione di vini da esportare nei rispettivi paesi di destinazione. Saranno mantenuti il divieto di importazione di mosti da usare per la vinificazione e del taglio di vini europei con vini importati. Questa sistema binario di trattamento per i vini destinati al mercato interno e per quelli destinati al mercato dei paesi terzi, potrebbe creare scompensi e una svalutazione della credibilità di ciascun vino DO, e ulteriormente inceppare il sistema dei controlli.

Le nuove norme sull'etichettatura (il concetto di vino di qualità nell'Unione europea si baserà sull'origine geografica - vino di qualità prodotto in regioni determinate - i vini a indicazione geografica si suddivideranno in vini a indicazione geografica protetta e in vini a denominazione di origine protetta), con disposizioni simili a quelle delle derrate alimentari e con l'estensione anche ai vini da tavola della possibilità di indicare in etichetta il vitigno e l'annata, non rispondono né alle esigenze dei consumatori, in quanto nulla si dice circa il luogo di produzione del vino, per cui si potrebbe produrre vino a doc e igt anche molto distante dai luoghi di coltivazione, né alle esigenze dei produttori, i quali, pur ammettendo la necessità di riforme, vedono in questa prospettiva uno svilimento dei vini DO, una possibile confusione delle peculiarità e delle diversità esistenti.

Il vino e la vite, rappresentando elementi inseparabili dalla storia, dalla cultura, dal paesaggio, dalla vita sociale e dall'economia del nostro paese e delle nostre regioni, non possono essere banalizzati attraverso lo stravolgimento di regole che, pur con molti difetti, hanno garantito fino ad ora la preservazione e la tutela delle molteplici DO dei territori. L'origine, la rintracciabilità e l'immagine di un vino di territorio, non possono essere garantiti solo dal luogo di raccolta delle uve.
Le Dotazioni finanziarie nazionali permetteranno agli Stati membri di adattare le misure alle esigenze locali. Le risorse complessive passeranno da 623 milioni di euro nel 2009 a 830 milioni di euro a partire dal 2015. L'importo a disposizione di ogni paese sarà calcolato in base alla superficie vitata, alla produzione e alla spesa storica. La ripartizione del budget, pur avendo avuto un positivo ritocco per la Spagna e l'Italia, non consente ancora di valutare se sia adeguato per le esigenze del settore,(le misure a disposizione comprendono: la promozione nei paesi terzi, la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, l'aiuto per la vendemmia verde, nuove misure di gestione delle crisi come l'assicurazione contro calamità naturali e la copertura dei costi amministrativi per la costituzione di specifici fondi di mutualizzazione)

Tutte le superfici vitate saranno ammesse al regime del pagamento unico. Questo significa estendere l'applicazione delle norme ambientali previste dalla condizionalità, la quale si applicherà anche a tutte le superfici estirpate. L'estirpazione, la ristrutturazione dei vigneti e la vendemmia verde saranno subordinate al rispetto di requisiti ambientali minimi e saranno riservate maggiori risorse alle misure agroambientali nell'ambito dello sviluppo rurale.Alla promozione saranno riservati 120 milioni di euro a partire dalle dotazioni nazionali per le misure di promozione nei paesi terzi, cofinanziate al 50% dall'UE. Saranno attuate nuove campagne di informazione all'interno dell'Unione europea sui vini a indicazione geografica e sul consumo responsabile e moderato di vino, con un tasso di cofinanziamento più elevato pari al 60% per queste ultime. A tale proposito, l'inserimento di avvertenze shock nelle etichette paventato recentemente potrebbe risultare inutile se non addirittura controproducente.
La preoccupazione per il fenomeno degli incidenti stradali dovuti a guida in stato di ebbrezza, non può far dimenticare che la cultura del vino, con tutte le implicazioni culturali e sociali che comporta, è quanto di più lontano possa esistere da quella subcultura del bere che provoca il fenomeno delle stragi del sabato sera e non solo. Forse, un rafforzamento dell'opera di prevenzione potrebbe passare attraverso una maggiore diffusione di quei valori di cui il vino è portatore da sempre nella nostra civiltà.

di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il