Fisco in Italia confrontato con quello in Francia: tasse, evasione fiscali,detrazioni e agevolazioni

Comparare i sistemi fiscali di Italia e Francia per comprenderne similitudini e differenze. Questo l’obiettivo del seminario 'Sistemi fiscali a confronto: Italia e Francia studi accademici ed esperienze professionali'


Comparare i sistemi fiscali di Italia e Francia per comprenderne similitudini e differenze. Questo l’obiettivo del seminario "Sistemi fiscali a confronto: Italia e Francia studi accademici ed esperienze professionali", organizzato dalla facoltà di Economia dell’Università di Genova che si è svolto il 14 maggio scorso a Imperia nella sede del Polo Universitario.

Al centro del workshop, l’analisi delle concordanze e discordanze riscontrabili nelle politiche fiscali dei due Paesi, nella prospettiva di un opportuno potenziamento della collaborazione e delle politiche di interscambio culturale.

Renata Paola Dameri, docente dell’università di Genova, nella presentazione dei contenuti del workshop ha spiegato come fin dal principio la naturale location del seminario sia stata individuata nell’Università d’Imperia che, per la sua posizione geografica, è particolarmente coinvolta nella concreta attuazione del trattato Italia-Francia contro le doppie imposizioni.

E ciò in considerazione delle migliaia di lavoratori transfrontalieri che, ogni giorno, prestano la propria attività lavorativa al di là del confine, pur risiedendo stabilmente nella provincia imperiese.

Maria Grazia Bruzzone, avvocato e docente dell’Università di Genova, è intervenuta presentando un'ampia analisi sullo stato di attuazione nel nostro Paese della politica di razionalizzazione del sistema fiscale che non può prescindere dalla realizzazione di un codice tributario, sebbene a tutt’oggi sia stata promossa la sola emanazione di una serie di interventi legislativi.

Tra questi, particolare attenzione va riservata alla legge n. 212 del 27 luglio 2000, lo Statuto del contribuente, a cui si deve il merito di aver ridisegnato, in una chiave di collaborazione e di trasparenza, i rapporti tra l’Amministrazione finanziaria e il contribuente, favorendo il potenziamento degli strumenti deflativi del contenzioso: autotutela, accertamento con adesione, conciliazione giudiziale e interpello.

L’intervento più atteso della mattinata è stato quello di Philippe Alles, docente del Pole Universitaire Leonard de Vinci di Parigi, che ha delineato un quadro esauriente ed esaustivo del sistema tributario francese. A differenza di quello italiano, il sistema transalpino ruota intorno a un codice il cui dettato normativo prevede che la tassazione avvenga secondo il "word wide principle".

Tale principio stabilisce che i soggetti residenti sul territorio dello Stato, siano assoggettati a tassazione sui redditi ovunque prodotti in base ad aliquote progressive. Il sistema fiscale è articolato invece in imposte nazionali e locali distinte sulla base della destinazione del gettito.

Paola Tarigo, commercialista e docente dell’Università di Genova, intervenendo all’incontro, ha presentato una panoramica del trattato Italia-Francia contro le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio che, in vigore dal 1992, individua gli ambiti di competenza di ciascun Paese.

La bontà di questa Convenzione è testimoniata dal fatto che la sua concreta attuazione, ad oggi, non ha rivelato alcun problema di double no taxation, a differenza di altri trattati il cui disposto si presta a distorte interpretazioni, terreno fertile per l’insorgenza di fenomeni elusivi su vasta scala.

Se la prima parte del seminario ha affrontato aspetti più normativi delle due realtà fiscali poste a confronto, la sua seconda parte, è stata dedicata al fenomeno dell’evasione e agli strumenti approntati per combatterla, in ragione del grande disvalore sociale ad essa connesso.

"Selezione e programma per essere efficaci ed efficienti e per favorire la tax compliance" queste le parole di Roberto Bonfanti, capo settore accertamento della direzione regionale Entrate della Liguria, che ha evidenziato come la diffusa percezione tra la platea dei contribuenti della difficoltà di sottrarsi ad accertamenti eseguiti in modo efficace e puntuale, incentivi un adempimento spontaneo dell’obbligo contributivo, che si è tradotto nell’ormai noto "tesoretto": maggiori entrate per 23 miliardi di euro, di cui "solo" 4 derivanti dalla lotta all’evasione.

Il perfezionamento e il potenziamento di strumenti di controllo quali gli studi di settore, gli accertamenti sintetici e lo smascheramento delle estero-vestizioni, hanno inflitto un duro colpo al fenomeno evasivo ed elusivo, i cui numeri, però, sono ancora impressionanti: 100 miliardi di euro, pari a circa il 20 per cento del PIL, nel solo 2007.

Ha proseguito i lavori Philippe Alles, che ha illustrato come la proliferazione dei comportamenti evasivi abbia reso necessario, anche in Francia, una maggiore e più capillare pianificazione dei controlli oltre alla previsione di una repressione penale delle frodi più gravi.
Da un punto di vista operativo, invece, tanto a livello centrale quanto a quello locale, l’attività di analisi e ricerca è affidata ad appositi nuclei operativi, che prestano assistenza tecnica alla polizia e trasmettono le informazioni fiscalmente rilevanti alla Direction generale des impots.

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