Nuova legge sulla sicurezza sul lavoro in aziende: ecco cosa prevede. I principali punti

Finalmente decreto legge le proposte per aumentare la sicurezza sul lavoro. Il presidente di Confindustria non è d'accordo


Il decreto sulla sicurezza sul lavoro, frutto di mesi di concertazione con le parti sociali, e che vede tuttora la Confindustria e le altre associazioni datoriali piuttosto critiche sulla parte sanzionatoria, riordina tutta la normativa in materia, appesantita da una stratificazione di 30 anni.

È previsto un coordinamento nei controlli, il potenziamento del ruolo dell'Inail, ma anche attività promozionali e di formazione nelle scuole e nelle università per sensibilizzare i ragazzi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Specificati precisi obblighi per datori di lavoro e lavoratori e infine le sanzioni quando le norme non vengono rispettate. Nei reati più gravi (mancata relazione sulla valutazione dei rischi in imprese molto a rischio) è previsto il carcere fino ad un anno e mezzo, con possibilità di tramutare l'arresto in ammenda da 8.000 a 24.000 euro. Tra le novità, il finanziamento di progetti formativi dedicate alle piccole e micro imprese e il finanziamento delle attività nelle scuole e università volte ad inserire percorsi formativi sulle tematiche della salute e della sicurezza. Le amministrazioni pubbliche promuoveranno specifiche iniziative rivolte agli immigrati e alle donne.

La vigilanza sull'applicazione delle norme sulla sicurezza è svolta dalle Asl e dai vigili del fuoco. Ma anche gli ispettori del Ministero del lavoro possono esercitare attività di vigilanza. Il personale delle pubbliche amministrazioni assegnato alle attività di vigilanza non può prestare ad alcuni titolo attività di consulenza.
Norme particolarmente severe riguardano il contrasto del lavoro nero. Gli ispettori del ministero possono sospendere un'attività imprenditoriale qualora riscontrino l'impiego di personale non in regola in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori, oppure in caso di reiterate violazioni della disciplina sul superamento dei tempi di lavoro.

Il datore di lavoro deve effettuare la valutazione dei rischi e designare il responsabile del servizio di prevenzione e sicurezza (funzioni queste non delegabili). Deve inoltre nominare il medico competente per l'effettuazione della sorveglianza sanitaria e designare i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e di evacuazione in caso di pericolo immediato. Il datore di lavoro deve anche adempiere agli obblighi di informazione e formazione e consentire l'accesso in luoghi con specifici rischi soltanto al personale adeguatamente addestrato. Anche i lavoratori devono rispettare determinati obblighi: utilizzare correttamente le attrezzature, osservare le disposizioni impartite dai dirigenti, segnalare immediatamente eventuali deficienze o malfunzionamento di mezzi, sottoporsi ai controlli sanitari.

Quello delle sanzioni è stato il capitolo più spinoso da definire, sottoposto a modifiche fino all'ultima ora. È punito con l'arresto da 4 a 8 mesi o con l'ammenda da 4.000 a 12.000 euro il datore di lavoro che omette la relazione sulla valutazione dei rischi o che non provvede alla nomina del responsabile del servizi prevenzione e sicurezza. Nei casi di imprese ad alta pericolosità (centrali termoelettriche, imprese in cui si entra a contatto con l'amianto o altri materiali cancerogeni, fabbriche di esplosivi), l'omessa relazione sulla valutazione dei rischi porta all'arresto da 6 mesi a 18 mesi.

Ma il giudice può tramutare il carcere con un'ammenda da 8.000 a 24.000 euro se il datore di lavoro si mette subito in regola, se la violazione non ha portato ad infortuni e se il reato sia stato commesso da un soggetto che non sia stato già condannato definitivamente per violazione di norme sulla prevenzione e la sicurezza. Previste poi altre sanzioni intermedie per reati meno gravi. Anche il medico competente incorre in sanzioni, con l'arresto fino ad un mese o l'ammenda da 500 e 2.500 euro se non consegna al datore di lavoro la documentazione in suo possesso, quando termina l'incarico. Il lavoratore rischia l'arresto fino ad un mese e l'ammenda da 200 a 600 euro se non rispetta le istruzioni impartite dal datore di lavoro, se non usa correttamente i mezzi e le attrezzature, non utilizza in modo appropriato i mezzi di protezione.

Il mondo datoriale boccia il nuovo decreto legislativo per la sicurezza sul lavoro. In un comunicato congiunto Confindustria, ABI, AGCI, ANIA, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Lega delle cooperative ieri esprimevano ''una comune valutazione di insoddisfazione rispetto a un intervento normativo che le imprese attendono da tempo nella logica di aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro, specie in termini di prevenzione. Il tentativo operato dal governo - prosegue la nota - di graduare meglio l'entità delle sanzioni non coglie ancora l'esigenza espressa dal mondo delle imprese di sanzionare in maniera differenziata le violazioni formali rispetto a quelle che effettivamente determinano situazioni di reale pericolo per i lavoratori. Secondo le organizzazioni, ''il provvedimento all'esame del Cdm continua a rappresentare, quindi, un intervento di natura punitiva che nulla ha a che vedere con le logiche della prevenzione, della formazione continua, della informazione, della consulenza e della collaborazione fra istituzioni, imprese, sindacati e lavoratori. Rimane poi - prosegue la nota - tutta la parte delle norme tecniche che non ha costituito oggetto di alcun approfondimento e lo dimostrano i palesi errori di coordinamento che emergono dalla lettura dei testi. Il decreto non coglie poi gli obiettivi di semplificazione degli adempimenti che, specie per le piccole e medie imprese rappresenta una esigenza da tempo attesa per una migliore attuazione delle normative di sicurezzà'.

E in particolare il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ribadisce la contrarietà degli industriali a un inasprimento delle sanzioni previste: il provvedimento, dice, ''punta tutto e solo su un inasprimento delle sanzioni, senza niente di attivo, di nuovo come supporto alla formazione e prevenzione, unica strada per ridurre davvero i rischi. Se facciamo questo avremo il rischio dell'ultimo atto di una sinistra antindustriale, demagogica che in passato ha anche detto che gli imprenditori sono con la pancia piena, parole che non si sentivano neanche a Cuba negli anni '70''. Nel suo intervento conclusivo alla giornata dedicata alla ricerca e all'innovazione Montezemolo ha ammesso ieri che ''è giusto che ci siano delle sanzioni, anche durissime, per chi non rispetta le regole, ma occorrono regole, chare e fare più informazione e diffondere più cultura per la sicurezza. Gli imprenditori non accettano più il comportamento demagogico antindustriale che c'è in alcune proposte. Se facciamo questa burocrazia delle pene rischiamo di incentivare il lavoro nerò'. Montezemolo ha poi ricordato che ''l'Inail ha 1,5 miliardi di euro l'anno di avanzo che sono soldi delle imprese e che noi, insieme al sindacato, abbiamo chiesto di utilizzare per programmi diffusi, concreti, per le imprese sulla sicurezza. Ci è stato detto no.  

Il presidente di Confindustria ha ribadito che l'impianto della nuova normativa ''è tutto spostato sulle sanzioni, non c'è chiarezza sulle regole. Così si fa demagogia, si rende difficile l'attività delle imprese serie, ma si rischia di non salvare una vita in più, che noi imprenditori consideriamo il primo valore da tutelarè'.

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