Banca Popolare di Milano si fonde con Banca Popolare dell'Emilia Romagna: un'altra mossa importante

Le nozze tra Unicredito e Capitalia non sono le sole che stanno cambiando il panorama bancario del Belpaese


Le nozze tra Unicredito e Capitalia non sono le sole che stanno cambiando il panorama bancario del Belpaese. Dopo mesi di trattative è arrivato infatti anche il via libera ad un'altra fusione eccellente: quella tra Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell'Emilia Romagna. Il sì dei rispettivi consigli di amministrazione è arrivato proprio ieri.

Si è trattato di un ok tutt'altro che scontato. In particolare a Milano dove, nel corso di una tesa riunione durata cinque ore, sono stati cinque i consiglieri che hanno votato contro l'operazione. La prossima mossa spetta alle assemblee tra qualche mese: a settembre si riuniranno per dare la propria autorizzazione definitiva alla fusione.

L'operazione darà vita ad un istituto da 1890 sportelli, 10 miliardi di capitalizzazione e 19700 dipendenti. Sarà la quinta banca italiana e la terza banca cooperativa nazionale con 3 milioni di clienti, 85 miliardi di attivo, 67 miliardi di raccolta diretta, 77 miliardi di raccolta indiretta e 58 miliardi di impieghi con una quota di mercato in Lombardia dell'8,1% ed in Emilia Romagna del 10,4 per cento.

Secondo il progetto - illustrato in una nota delle due banche - nascerà una holding denominata Capogruppo Bancaria: sarà questa ad essere quotata. I due istituti di credito confluiranno in due distinte società per azioni, le quali a loro volta andranno sotto il controllo della nuova holding.

Per quanto riguarda il concambio, le azioni Bpm e Bper saranno scambiate rispettivamente per 1 e 1,76 titoli Bancaria. L'operazione costerà 230 milioni di euro, ma entro il 2010 le sinergie dovrebbero raggiungere i 290 milioni di euro. Di questi, 125 milioni deriveranno da maggiori ricavi (prevalentemente dovute all'incrocio dei canali distributivi), e 165 milioni da risparmi di costo (razionalizzazione delle funzioni centrali, della struttura territoriale e dei sistemi informativi).

Le due banche stimano per il nuovo soggetto - in attesa del piano industriale - un utile netto pro-forma al 2010 superiore a 1,1 miliardi di euro e un rapporto cost/income al 2010 intorno al 50 per cento. Per quanto riguarda poi la governance, il nuovo soggetto adotterà il sistema di amministrazione e controllo tradizionale: insomma, niente governance duale. Il cda sarà composto da 20 componenti, egualmente ripartiti fra amministratori espressi da Bper e da Bpm. Roberto Mazzotta sarà presidente, Guido Leoni sarà amministratore delegato. Fabrizio Viola, attuale direttore generale di Bpm, sarà il direttore generale della nuova banca mentre Ettore Caselli, attuale direttore generale di Bper, sarà invece condirettore generale. La sede legale sarà a Modena, le sedi operative saranno a Milano e a Modena, e le assemblee saranno a rotazione tra le due città.

Nonostante la buona notizia oggi Banca Popolare di Milano perde oltre il 3% a Piazza Affari, accusando quindi, come le altre protagoniste del risiko bancario di questi giorni ossia Unicredit e Capitalia, una robusta flessione. Il motivo riguarderebbe il concambio: l'istituto di credito meneghino avrebbe ceduto troppo sul valore delle proprie azioni e il mercato sembra non aver gradito. In una nota Caboto seggeriva un concambio di 1,64. Inoltre, aggiunge un analista di una nota sim milanese, "le sinergie sono inferiori a quelle annunciate da Bpm". Non solo, ma l'operazione sarebbe stata più "interessante se avessero pagato una parte cash".

di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il