Dipendenti pubblica amministrazione: stipendi, condizioni di lavoro, formazione, donne e dirigenti

Un lavoratore su sei in Italia è un dipendente pubblico. Le retribuzioni medie ammontano a poco meno di 24 mila euro e sono inferiori rispetto agli altri paesi europei


Pubblica amministrazione: un lavoratore su sei in Italia è un dipendente pubblico. Le retribuzioni medie ammontano a poco meno di 24 mila euro e sono inferiori a quelle degli altri paesi europei. I precari pubblici sono aumentati e c'è il rischio che al 2009 diventino più di 700 mila. Le donne rappresentano il 52,7% dei dipendenti ma sono ancora poche nei ruoli dirigenziali. E la formazione del personale è scarsa. Questi alcuni dei nodi principali messi in luce dalla ricerca "La pubblica amministrazione in Italia", realizzata dall'Eurispes in collaborazione con la CISL e presentata oggi a Roma dal presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara e dal segretario generale della CISL Raffaele Bonanni.

Nel 2006 il settore della pubblica amministrazione era composto da circa 3.600.000 lavoratori, il 56,1% dipendenti dello Stato centrale, il 42,3% degli Enti locali e il restante 1,6% degli enti di previdenza. Al 2005 c'erano poco meno di 500.000 lavoratori atipici o a tempo determinato utilizzati a contratto. In Italia un lavoratore su sei è dunque un dipendente pubblico, con un numero che aumenta se si considerano chi ha un rapporto di consulenza con Enti, Ministeri, Agenzie. Il "pubblico" in Italia garantisce quindi occupazione a oltre 4.500.000 lavoratori, il 22% dell'intera forza lavoro e il 30% dei lavoratori dipendenti. La ricerca Eurispes evidenzia fra i nodi critici l'aumento dei precari pubblici. Nel 2005 i precari sono stati 505.968: 103.349 a tempo determinato, 4.768 contratti di formazione, 9.067 somministrazione di manodopera, 34.457 lavori socialmente utili, 225.716 precari nel comparto scuola, 93.239 collaborazioni continuate e continuative e 35.354 consulenze di studio e ricerca. Una tendenza che in prospettiva aumenta ancora, rileva il presidente Fara: "Visti i ritmi di crescita, secondo l'Eurispes, il fenomeno del precariato mostra il rischio concreto che da qui a due anni, vale a dire nel 2009, la Pubblica amministrazione si ritrovi con un esercito di personale senza contratto a tempo indeterminato ben superiore alle 700.000 unità". E nel 2005 i Co.Co.Co della pubblica amministrazione, con una media di 910 euro mensili, si sono collocati in pieno all'interno del popolo dei "milleuristi".

La ricerca confronta dati, spese e stipendi della pubblica amministrazione italiana con quella degli altri paesi europei. "La posizione italiana nel confronto con gli altri paesi europei non presenta particolari discrepanze quantitative - afferma Fara - Il problema, invece, sorge quando si confrontano la quantità globale o quella pro capite delle risorse investite con la produttività del lavoro e con la qualità dei beni e dei servizi prodotti". La pubblica amministrazione italiana, in termini di costi, è allineata ai valori europei; le differenze riguardano le retribuzioni medie nette dei lavoratori che in Italia guadagnano meno. Il confronto effettuato sul rapporto fra il numero degli operatori del pubblico impiego e il totale dei residenti evidenzia che in Svezia vi sono circa 135 impiegati ogni mille abitanti, in Spagna circa 49 su mille, in Francia circa 50 su mille, nel Regno Unito circa 70 su mille e in Italia 62 su mille. Un dipendente pubblico in Austria costa 2.771 euro, in Danimarca 5.213, in Francia 3.637, in Germania 2.030, in Italia 2.660. Diversa la posizione italiana per quanto riguarda le retribuzioni. I lavoratori pagati meglio sono i francesi che in un anno guadagnano oltre 35 mila euro netti; in Germania il reddito medio netto è di circa 27 mila euro, in Spagna di circa 27.600 e nel Regno Unito di quasi 26.500 euro. In Italia, rileva l'Eurispes, il lavoratori pubblici percepiscono in media un reddito netto annuo pro capite di 23.476,9 euro, una retribuzione dunque inferiore rispetto a quella degli altri paesi europei. Il settore che registra il reddito medio più basso è quello della scuola (con 24.292 euro) mentre quello più alto spetta al comparto dei diplomatici e prefetti e a quello dei magistrati (109 mila euro annui).

Per Gian Maria Fara "il blocco delle assunzioni ha determinato il progressivo invecchiamento della pubblica amministrazione". Dopo il calo prodotto dalla prima legge sul blocco delle assunzioni, il numero dei dipendenti pubblici ha ricominciato a crescere per effetto quasi esclusivamente dei contratti a tempo determinato e di quelli atipici, passati da 120.000 all'inizio degli anni Novanta (e tutti concentrati nella Pubblica Istruzione, i cosiddetti supplenti) agli oltre 600.000 stimati per il 2006 dall'Eurispes. Il blocco ha determinato un innalzamento dell'età degli occupati: tra il 2001 e il 2003 l'età media dei dipendenti pubblici è passata da 43 a 45,1 anni, con un invecchiamento di circa 2 anni. Se il trend si è mantenuto sugli stessi ritmi si può stimare che l'invecchiamento della P.A., almeno quella a tempo indeterminato, sia stato, dal 1992, non inferiore ai dieci anni.

La pubblica amministrazione è donna ma ha poche dirigenti. Secondo la ricerca Eurispes, sono circa 1.872.000 le donne impiegate negli apparati delle Amministrazioni centrali, locali e previdenziali con un'incidenza del 52,7% sul totale dei dipendenti. Nell'insieme le donne rappresentano più della metà dei lavoratori pubblici e caratterizzano il settore con un alto tasso di femminilizzazione rispetto al privato. Le donne sono poche nelle Forze armate (0,31%) mentre la scuola, specialmente quella elementare, materna e gli asili nido, è il comparto con la più alta percentuale di personale femminile (76,17%). Si registra, inoltre, una sostanziale parità tra maschi e femmine nel personale della Presidenza del Consiglio (50,93% maschi e 49,07% femmine) e dei Ministeri-Agenzie (49,90% e 50,10%). Infine, anche se inferiore al 40%, è significativa la presenza della componente femminile nella Magistratura (37,64%), nella carriera Diplomatica e Prefettizia (34,16%) e negli Enti di ricerca (39,90%). Solo in 4 comparti su 14 la percentuale di donne è superiore a quella maschile. Ma la situazione cambia drasticamente per il ruoli dirigenziali dove la percentuale femminile crolla al 27,02%.

Altro problema della pubblica amministrazione è l'assenza di formazione. "La percentuale del personale che ha partecipato ai corsi di formazione - ha detto Fara - è diminuita, tra il 2001-2003 ed il 2004-2006, del 2,7%; l'incidenza della spesa per la formazione sul monte retribuzioni si è mantenuta costantemente sotto all'1%, passando dallo 0,9% allo 0,7%". E non mancano le note critiche nei confronti della delegificazione introdotta dalle leggi Bassanini che, secondo l'Eurispes, ha prodotto un effetto di inflazione normativa. "Grazie a questo lavoro di ricerca - ha detto Gian Maria Fara - è stato possibile far emergere le contraddizioni della pubblica amministrazione e, allo stesso tempo, attraverso l'attenta analisi dei dati, si è arrivati a sfatare alcuni miti ad essa legati. Basti pensare all'istituto della delegificazione che, contrariamente a quanto auspicato al momento della sua introduzione, ha prodotto una preoccupante inflazione normativa o al blocco delle assunzioni che è servito da moltiplicatore del fenomeno del precariato all'interno del comparto pubblico. E ancora, occorre riflettere sull'effettivo e non marginale ruolo del pubblico impiego come sbocco occupazionale e, in definitiva, come ingranaggio fondamentale della nostra economia". E non sono mancate critiche nei confronti del recente piano lanciato dal ministro Luigi Nicolais: "Mi pare il prodotto - ha detto Fara - di una cultura dello spot e degli slogan". "Con i luoghi comuni - ha concluso il segretario CISL Bonanni - rischiamo di far affondare non solo la pubblica amministrazione ma anche la dignità dei dipendenti e del management".
 

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il