Referendum sì o no: spiegazioni, motivazioni pro e contro per sì o no referendum costituzionale 4 Dicembre 2016

Mancano ormai pochi giorni e poi, il 4 dicembre, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma della Costituzione. Andiamo a conoscere meglio le ragioni che spingono i due schieramenti

Referendum sì o no: spiegazioni, motivaz


La lunga marcia verso il fatidico giorno in cui il popolo italiano sarà chiamato alle urne per decidere di accettare o meno la riforma costituzionale licenziata lo scorso aprile dal Parlamento dopo due anni di lavoro, sta per arrivare all’ultima fermata. Quella del 4 dicembre. Quella decisiva. Dopo di che, a prescindere dall’esito della consultazione, nulla resterà più come prima.

Un voto storico che servirà a decidere, in buona sostanza, se l’architettura istituzionale dell’Italia verrà rimodellata secondo i criteri della Riforma Renzi/Boschi, oppure, nel caso di vittoria del “No”, rimarrà ancorata a quella nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e dalla sconfitta del regime fascista nel gennaio del 1948.

Ma andiamo con ordine e proviamo ad analizzare quali sono i principali argomenti utilizzati dagli schieramenti in campo per conquistare la fiducia di chi, quel giorno, si recherà alle urne.

Le ragioni dei sostenitori della riforma si basano essenzialmente su alcuni argomenti principali. La necessità di superare il bicameralismo paritario, nel quale due Camere hanno le stesse funzioni per giungere un iter legislativo più snello, veloce e per questo in grado di rispondere più adeguatamente alle esigenze di un paese che deve reggere la sfida del mercato globale. La riduzione dei costi della politica grazie alla diminuzione del numero dei parlamentari, la garanzia di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita della polis per esempio attraverso l’obbligo per il Parlamento di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori.

Un definitivo chiarimento delle competenze di Stato e Regioni con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti” e la risoluzione della conflittualità che ha ingolfato il lavoro della Corte Costituzionale. Infine, l’aumento della rappresentanza degli Enti Locali in Parlamento e in Europa. Il nuovo Senato dei sindaci e dei consiglieri sarà investito, infatti, di una funzione molto importante: parteciperà alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea e ne verificherà l’impatto sui territori.

Quelli che invece si schierano per la bocciatura della riforma avanzano per prima cosa un dubbio di legittimità sulla natura di un Parlamento eletto nel 2013 con una legge elettorale, il ‘Porcellum’ ritenuta incostituzionale dalla Consulta. Inoltre ritengono che il rapporto squilibrato che si andrebbe a creare tra Esecutivo e Parlamento, con il secondo subalterno al primo, sia una minaccia per la vita democratica del paese.

È una riforma che non produce semplificazione perché aumenta fino a dieci i processi legislativi, che conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie provate di mezzi finanziari, che non garantisce un risparmio significativo in termini economici visto che i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto. Si risparmierebbe, così, una cifra pari a quella necessaria per l’organizzazione di un evento come il Festival di Sanremo. Infine non garantirebbe neanche la sovranità popolare perché insieme alla nuova legge elettorale (l’Italicum) già approvata esproprierebbe la sovranità al popolo per consegnarla a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossesserebbe di tutti i poteri.

di Luigi Mannini pubblicato il