I tassi di interessi per mutui e prestiti presentano importanti differenze in varie regioni italiane

Negli ultimi anni il costo del denaro si è ridotto, ma non in modo uniforme sul territorio italiano


Negli ultimi anni il costo del denaro si è ridotto, ma non in modo uniforme sul territorio italiano. Lo rileva il V Rapporto annuale sul credito provinciale, condotto da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne. Dallo studio, che prende in esame i tassi di interesse praticati dalle banche sui prestiti a breve termine a livello provinciale, emerge un crescente divario fra il Nord ed il Sud della penisola. In 90 province su 103 i tassi applicati sono diminuiti, ma il fenomeno non è avvenuto in maniera omogenea. Nel 2005 tra le prime 10 province (tutte del Nord) e le ultime 10 (tutte del Sud) si evidenziano 3,5 punti percentuali di differenza dei tassi di interesse, e si è sensibilmente allargata la forbice tra Settentrione e Meridione.

"Le difficoltà a far scendere i tassi di interesse al Sud pur in presenza di condizioni favorevoli sui mercati – ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello - devono far riflettere la politica sull’importanza di assicurare alle imprese un humus territoriale più favorevole agli investimenti e all’attività d’impresa. Questo significa, innanzitutto, il recupero del controllo sul territorio e, quindi, di un livello adeguato di sicurezza per i cittadini e gli imprenditori. E’ un esigenza fondamentale di civiltà ed un preciso dovere delle istituzioni, soprattutto in questo momento in cui i segnali di ripresa dell’economia possono dare nuove opportunità al rilancio di questi territori". "L’ampliamento della forbice del costo del denaro tra Nord e Sud - ha commentato il presidente dell’Istituto Tagliacarne, Giancarlo Sangalli - è un campanello di allarme che va ascoltato perché l’accessibilità al credito, in particolare al Sud, è ancora un vincolo forte all’attività d’impresa". "Il fatto che il gap sia aumentato - ha aggiunto Sangalli - in una fase generalizzata di discesa dei tassi come quella conosciuta nel 2005 mette in evidenza le conseguenze del forte ridimensionamento del sistema bancario del Mezzogiorno e la necessità di intervenire per sostenere l'utilizzo di forme di finanziamento per le piccole imprese, alternative al capitale di debito. Una questione prioritaria non più rinviabile in uno scenario 2006-2007 di aumento del costo del denaro ".

I numeri del Rapporto. Lo scorso anno, nell’87,4% delle province (90, di cui 29 del Mezzogiorno), il costo del denaro si è ridotto rispetto al 2004, mentre nel 12,6% (13 province, di cui 7 del Sud) esso è ulteriormente aumentato. E’ il caso di Cosenza (0,79 % in più rispetto al 2004), Reggio Calabria (+0,74), Catanzaro (+0,70), Crotone (+0,33) e Napoli (+0,21). In media, al Nord i tassi di interesse sono diminuiti, facendo così ulteriormente allargare la forbice del differenziale fra la provincia in cui il denaro costa meno (Firenze, con tassi del 4,63%) e l’ultima (Reggio Calabria, con il 9,09%).

La crescita dei tassi di interesse durante il 2005 ha però colpito non solo il Meridione, ma anche alcune province del Centro-Nord, dove il costo del denaro è aumentato: Aosta, Pesaro-Urbino, Rimini, Ascoli Piceno, Perugia e Parma. Inoltre, all’interno delle stesse province settentrionali, si rileva la presenza di "un Sud del Nord". L’esempio più eclatante è quello di La Spezia (52° posto), Imperia (57°), Savona (62°) e Genova (64°), province settentrionali nelle quali, insieme alla Valle d’Aosta, il costo del danaro è più elevato rispetto alla media dell’area.

Il Rapporto di Uniocamere indica inoltre l'effetto prodotto dalla presenza di un polo bancario di rilevanza nazionale sui tassi di interesse di alcune province, tra cui Firenze (salita al 1° posto nel 2005, soppiantando Trento), Bologna (4° posto nel 2005, uno in meno del 2004), Milano (6° posto nel 2005, 8° nel 2004) e Torino (11° posto nel 2005, 12° nel 2004). Viceversa il cambiamento del sistema creditizio meridionale non ha realizzato un proporzionale effetto positivo nella riduzione dei differenziali Nord-Sud del costo del denaro.

Fra i fattori che determinano il costo del denaro vi è la rischiosità del territorio, misurata sulla base delle sofferenze. A bassi livelli di sofferenza corrispondono spesso tassi di interesse sui finanziamenti più contenuti e viceversa. Ecco così che province ad alto tasso di sofferenze (prima tra tutte Frosinone, seguita da Potenza ed Isernia) occupano posizioni basse della classifica dei tassi di interesse a livello provinciale, mentre le province in cui minore è la percentuale delle sofferenze sul totale degli impieghi bancari (prime tra tutte Milano, Trento e Reggio Emilia) occupano le posizioni più elevate della classifica nazionale, beneficiando, così di condizioni vantaggiose nella stipula dei prestiti a breve termine. Non mancano però le eccezioni: ad esempio Venezia e Mantova, dove il livello dei tassi di interesse non sembra giustificato dal livello delle sofferenze.

Di rilievo, infine, la correlazione tra tassi di interesse e il numero di sportelli bancari rapportati alla popolazione e alle imprese. Questi rapporti sono molto bassi nelle province del Mezzogiorno (non a caso le ultime 10 posizioni della classifica nazionale sono occupate tutte da province del Sud Italia, con Caserta, Crotone e Reggio Calabria nelle quali il rapporto numero di sportelli/popolazione-imprese appare più basso). Conclusioni: è ipotizzabile che un mercato del credito meno concorrenziale costituisca una delle cause del costo del denaro più elevato per le imprese meridionali.

di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il